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    IL MOTO PERPETUO DEL CAMALEONTE

     

    La tensione del movimento, la tensione in movimento, come al mad tea party di Alice: un po’ più in su più in su più in su. 

    Ma perché in fondo sempre verso l’alto? Mi domandavo se l’aspirazione non potesse diventare verso Al(t)ro. In questo incessante salire e scendere abbiamo mai pensato alla tensione dello stare fermi? Alla fine potrebbe essere l’ottimo risultato di una fortissima oscillazione, come un parkinson a frequenze supersoniche. Questo muoversi-non muoversi che ristabilisce finalmente la posizione dell’essere.

    Un atto di coraggio infatti: sfuggire al tempo e allo spazio, permettersi di immaginare in tempi sospesi, non palpabili, non misurabili. 

    Questa riflessione giunge dopo un anno artisticamente sconvolgente e molto, molto faticoso.

    Riuscire a scrivere è stato un vero atto di coraggio, riuscire a non confrontarsi, riuscire ad annullare il tempo  per cercare dentro di sé, altro da sé. 

    Titanico.

    Giustamente la mitologia stessa ci ricorda l’eterna lotta contro Chronos, le proprie paure, i mostri del non riuscire a dire, a comunicare e così in fondo la perdita di noi, della nostra autodeterminazione esistenziale. 

    Eppure in fondo il Pensiero ci aiuta, e ci ricorda il contrario, ci ricorda di cercare il caos dentro di noi per poter brillare e per farlo dobbiamo estrapolarlo dal tempo, dobbiamo oscillare come il camaleonte e permetterci un rave di policromie. 

    Alla fine ho scoperto tecniche nuove e ho annullato il tempo e ho scelto anche di avere meno da dire. Quando si dice il Karma…Chameleon.

     

    Akami

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