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    L’immobilità del coraggio

    Siamo sempre in movimento, di corsa verso un futuro, inseguiamo la “luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi”.

     

    L’arte stessa racchiude questo continuo movimento rendendolo eterno con la sua capacità di cristallizzarlo.

     

    Quante volte davanti ad un dipinto come “La Libertà che guida il popolo” di Eugène Delacroix ci siamo fermati pensando alle nostre idee, agli ideali che ci muovono, combattendo una battaglia invisibile con le sue convinzioni il tutto rimanendo fermo senza muoversi.

     

    Abbiamo paura di fermarci, figuriamoci di fare un passo indietro, ci appare come una sconfitta, scegliete voi se è colpa della società o semplicemente del nostro battagliare con i sogni. Eppure l’arte più di una volta  ha mostrato come da lunghi periodi di “immobilismo” siano usciti linguaggi artistici ritenuti universali per la loro forza di comunicazione.

     

    Basti pensare alla fotografia, capace di immobilizzare e rendere eterno il movimento. Tutti conoscono la fotografia del Rivoltoso Sconosciuto, il ragazzo davanti ai carri armati a Pechino. Un momento, un movimento immobile capace di fare la storia.

     

    Fermarsi a volte ci permette di arrestarsi da una danza tarantolata senza nè fine nè destinazione. Sapremo fermarci o balleremo perdendo ogni senso del ritmo?

     

    Red

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